martedì 17 marzo 2015

Gesù a Dio Padre, “tu mi induci in tentazione!”

Gesù a Dio  Padre, “tu mi induci in tentazione!”

Ho letto tutta lunghissima spiegazione … anche ben fatta con diversi riferimenti, ma devo dire che non sono d’accordo in alcuni punti …il link alla fine...

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“”Mt 6,13 che in Lc 11,4. Pur essendo le due versioni del Padre Nostro diverse nei due vangeli, è sorprendente che la domanda "non c'indurre in tentazione" sia invece identica nelle due distinte recensioni della Preghiera del Signore: "καὶ μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν".”
-          Non sappiamo chi abbia tradotto i testi degli evangelisti, quali intenzioni e quali filoni seguissero, cosa in realtà loro stessi volessero trasmettere al mondo e cosa si volesse realmente far pensare. Si sa che ogni persona ha un carattere diverso l’uno dall’altro e sappiamo che ognuno ha un visione diversa anche interpretativa della scrittura, ognuno ha una fede diversa, per quanto sia sempre la stessa, ma le idee sono diverse da soggetto a soggetto e non si sa mai se ci siano altri intendimenti ed ordini calati anche dall’alto.

“”Qui non si sta parlando di un piccolo cambiamento, ma di metter mano a correggere le poche sicure ipsissima verba di Gesù che conosciamo. “”
-          Un amico  che ha studiato greco antico dice è una lingua che per ogni frase ci possono essere molteplici traduzioni anche totalmente diverse l'una dall'altra. E' una lingua complicatissima. Sicuramente l'apostolo non avrebbe mai voluto quel tipo di traduzione li.
-           Poi ricordiamo che attualmente abbiamo un dizionario di parole enorme, che a quei tempi non vi era, per cui un termine di quei tempi assumeva un valore e un significato multiplo rispetto ad ora. Lo stesso termine poteva assumere sensi ben diversi;  come si fa dire qual’era il senso vero dato da Gesù al termine. Visto che nessuno di noi era presente a quel tempo? E certamente gli apostoli anche se hanno trasmesso quel termine, chissà veramente quale senso davano a quella parola-frase.


“”metter mano al Padre Nostro, per renderlo più accettabile alla sensibilità contemporanea.””
-          Non è questione di metter mano per un accettazione di sensibilità contemporanea, la questione è ben diversa che non implica affatto, un problema di natura psicologica italiana, semmai gli italiano come popolo è decisamente più sensibile degli Inglesi alla Sacralità di Dio,  e crede con più fermezza alla sua esistenza.

“”Solo per non rischiare di scandalizzare le orecchie moderne, i cui possessori pare si chiedano di continuo: "ma può Dio indurre in tentazione qualcuno?" e sono grandemente confusi dalle parole di questa petizione del Padre Nostro che pronunciano svariate volte al dì.””
-          Perché dire bugie? Nessun italiano è confuso, si chiedono il perché di quella frase, solo perché certamente Cristo non l’ha pronunciata, Cristo figlio di Dio se lo considerate tale, ma da quello che si legge pare proprio di NO!  Non Avrebbe mai e poi mai rivolto a suo Padre Dio Onnipotente quella frase, “tu mi induci in tentazione”, ma vi pare possibile che il figlio prediletto di Dio abbia detto a suo Padre, fondamento della sua stessa carne, Spirito del suo essere, una frase che detta dal figlio potrebbe suonare come una bestemmia?
-          Per l’amore infinito ed eterno che lega Gesù al Padre, il quale Figlio si meraviglia che Filippo non  lo riconosce come parte del Padre stesso, e poi Dio avrebbe infuso in Gesù questo pensiero? Quando a Pietro gli disse, non per bocca tua hai detto ciò, ma perché il Padre mio te lo ha rivelato! Non è forse Gesù che dice che Egli fa le cose che il Padre Suo gli dice e gli comanda di fare? Quale Dio si auto condannerebbe da solo, dicendo al modo che Egli è la causa dei nostri mali e il tentatore degli esseri umani?
-          No! voi non avete colto il vero senso di quella traduzione greca, sperando che il testo stesso greco non sia stato manipolato o trascritto male in origine da qualcuno precedentemente e che sia giunto a noi un testo tradotto male o anche tradotto per indurre qualcosa.
-          Non possiamo sapere … ma sta di fatto che Gesù non avrebbe mai pronunciato quella frase detta da noi in quel modo, verso Suo Padre. Qual è il figlio che dice al padre tu mi induci in tentazione? Nessun figlio umano direbbe mai a suo padre una frase del genere, se tra il padre e il figlio ci fosse lo stesso amore che c’è tra Gesù e Dio Padre …  Ma quando trascrivete o interpretate i testi lo fate con l’ausilio dello Spirito Santo o con testa bacata dell’uomo che si crede intelligente?

“”Non ci si accorge che la traduzione proposta, se proprio vogliamo dirlo, si espone a domanda di egual tenore: "Ma può Dio abbandonare i suoi figli alla tentazione?", non dice forse la Scrittura (Gc 1,14) che "Dio non permette che siamo tentati sopra le nostre forze"? “”
-          Certamente che lo dice, ma è riferito alla tentazione indotta dal maligno non certo indotta da Dio, qui invece volete alludere che sia Dio il tentatore …  
-          Dio non permette che l’uomo venga tentato oltre il suo limite di sopportazione, permette la tentazione ma non è Dio il tentatore …
-           
“”Quindi è ovvio che non ci abbandona alla tentazione se noi prima non abbiamo abbandonato lui! Ma leggiamo in Mt 4,1: "Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo" (Tunc Iesus ductus est in desertum a Spiritu, ut tentaretur a Diabolo). Lo Spirito Santo è Dio, non ci sono dubbi, ed è proprio lui a condurre Gesù, appena battezzato, verso la tentazione. Passo scandaloso? Non mi pare. Anzi spiega chiaramente che la tentazione viene dal Diavolo, ma è Dio che permette la prova. “”

-          Intanto c’è differenza tra prova e tentazione, se voi non riconoscete queste differenza significa che non avete capito un tubo!  
-          Come avete scritti satana è il tentatore colui che sobilla all’animo umano.
-          Mente Dio proporne una prova, già il fatto di dire ti provo cioè ti saggio, ti pongo un test, voglio vedere fino a che punto sei a me fedele … ma non  agisco per farti del male. Lascio che sii tu stesso a fartene,  è si in sostanza è così, anche se il maligno ci tenta ma siamo noi che accettiamo la tentazione e siamo noi che ci facciamo del male … Non è il maligno che ce lo fa in realtà . Siamo noi che ce lo facciamo ….  

E se Dio ha trattato in questo modo il Verbo incarnato, forse dovrebbe trattare con più riguardo noi, sue membra?””
-          Dio non ha fatto nulla di quello che voi avete ipotizzato, pensato, e scritto, state sbagliando il vostro pensiero che non è pensiero dello Spirito Santo; anzi potrei dire che è pensiero umano e forse anche diabolico.
-           
-          Vi ripeto qual è Padre che amando di un amore immenso il figlio gli suggerisce di dire “io ti induco in tentazione?
-          E qual è il figlio che amando e difendendo il Padre come ha fatto Gesù, verso gli esseri umani, che dice al Padre Suo tu mi induci in tentazione?


“”Al limite, invece di cambiare la parola tradotta in modo corretto, sarebbe stato più comprensibile cambiare la parola effettivamente oggi di accezione negativa, cioè "tentazione", che poteva essere sostituita con la più neutra: "prova".””
-          Ma le cazzate ve le sognate di notte?  
-          Come potete dire si può cambiare la parola con “prova “, ma state dando i numeri?
-          Vorreste chiedere a Dio di non indurci nella prova, ma se la prova non vi fosse nessuno sarebbe santo! Nessuno si potrebbe salvare. La prova è utile all’uomo per migliorare se stesso …. Così come avvenne per Mosè quando raggiunse il Sinai; non venne forgiato da Dio, affinché il suo spirito cedesse alla volontà di Dio?

-          “Anche l'ebraico e l'aramaico presentano la stessa richiesta” presentare la medesima richiesta non significa che la parola è quella, che la frase è quella, significa che può avere un senso che gli assomiglia, ma non è quello …
-          Qui lo ammettete , “”forse non chiara nel preciso significato “”che l’interpretazione  aramaica e ebraica non coincide con quella greca e latina …. Quindi …. Sapete bene che , chi ha interpretato il testo ha sbagliato in origine, eppure continuare nell’errore.
-          Vi prenderete la responsabilità di quello che proponete innanzi a Dio!
-          Evidentemente siete coerenti con quanto fate, o no!
-          Non dite altri hanno interpretato male, noi non siamo responsabili, perché voi sostenete la stessa erronea interpretazione, per cui siete uguali a chi mal ha interpretato, anzi peggio, perché quelli potrebbe aver fatto in buona fede …

”””Il "non indurci in tentazione" è insomma uno di quei rari casi in cui c'è una perfetta corrispondenza lessicale tra il testo greco (l'unico originale di cui disponiamo), il latino e l'italiano. Chi vuole modificare l'italiano, in realtà, sta dicendo che non è d'accordo con l'originale greco scritto dall'evangelista e come tale ispirato da Dio.””
-          Ma questa è una furbata, per dire che voi non volete che nessuno metta il becco! Come fate di solito attenzione alla scomunica, ma tanto poi pagate voi se non lo sapete, non certo il povero scomunicato!

“””Che cosa vuol dire, dunque, "non indurci in tentazione"?
Si chiede, apparentemente, a Dio di non portarci davanti alle prove (o in mezzo alle prove = ducere in), insomma, di poterle evitare (i protestanti italiani traducono oggi: "non ci esporre alla tentazione"), ma si deve intendere, invece, di poter superare vittoriosamente le prove che, inevitabilmente, siamo chiamati ad affrontare. Anche Gesù, ricordiamolo (Lc 22,42), pregò il Padre, con umanissimo timore, di far passare il calice della prova della Passione, ma si rimise alla sua volontà (il ditelismo è dogma di fede). Il Padre lo sostenne nella tentazione finale, quella di scappare dalla croce, e Cristo superando la prova potè affermare: "tutto è compiuto" (Gv 19,30).”””
-          Una cosa che non sopporto sono le persone che hanno la brutta abitudine di cambiare a loro piacimento il senso reale delle parole. Ora, avete sostituito la parola tentazione con prova , oltretutto il testo incriminato non è nemmeno tentazione ma indurre … voi avete di proposito spostato l’attenzione da indurre a tentazione in modo da cambiare il discorso a vostro favore, molto astuti!!
Queste sono furbate da 4 soldi …  il tema è sempre lo stesso Indurre in tentazione la parola fondamentale del l’intero discorso non è tentazione ma indurre alla tentazione, di senso ben diverso!

Sapete bene che la parola indurre non si può additare a Dio, e quindi astutamente la cambiate con prova  dato che la chiesa la spiega in modo completamente avulso dal suo vero senso reale, tanto per nascondere un pensiero erroneo che non sapreste come spiegare…

Dizionario italiano alla mano …. Cari miei siete italiani pure voi e quindi sottostante alla stessa lingua …. Non facciamo i furbi …

indurre (ant. indùcere) v. tr. [lat. inducĕre, comp. di in-1 e ducĕre «condurre»] (coniug. come addurre; part. pass. indótto, ant. indutto].


Fuori del campo religioso, allettamento, impulso o stimolo, esterno o interno, a compiere qualche cosa che non si dovrebbe: vincere una t.; resistere o cedere alle t.; con uso iperb. e scherz., desiderio di fare qualche cosa da cui si ritiene meglio astenersi: ho avuto la t. di dargli un ceffone; non ho resistito alla t. del gelato. Con valore concr., riferendosi alla cosa che tenta: un piatto di spaghetti alla carbonara: era una t. per me!; nel periodo dei saldi ci sono troppe t. nei negozî. 

Nella teologia cattolica, l’azione e il fatto di tentare o di venire tentato al peccato, intesa sia come prova a cui l’essere libero viene sottoposto per conoscerne la capacità di sottostare alla legge morale e religiosa, sia come stimolo o invito a compiere azioni moralmente cattive: t. di Gesù Cristo, nei vangeli sinottici, l’episodio in cui Cristo è tentato da Satana; le t. di s. Antonio nel deserto; le t. di Budda, di Zarathustra, di Maometto. Con valore soggettivo, la condizione di chi è tentato, cioè l’esperienza del soggetto religioso che subisce l’attrazione di una condotta contrastante con gli ideali della propria religione: non ci indurre in t. (frase della preghiera del Padre nostro). 


pròva (ant. pruòva) s. f. [deverbale di provare; ma un lat. proba è già documentato in età tarda e medievale]. – 1. Atto, o serie di atti, operazione, procedimento, aventi lo scopo di conoscere, verificare, dimostrare le qualità, le caratteristiche, la rispondenza a determinati requisiti di qualcosa, o anche le doti, le attitudini di una persona, o ancora la veridicità di un’informazione, la probabilità di un fatto e sim.: fare la p. (se non ci credi, facciamo la p.; fare la p. per verificare.


-          Come si legge le due parole per la chiesa cattolica pone,  tentazione e  prova ne danno una lettura similare, mentre per il contesto logico della lingua italiana e non solo, ha un senso ben diverso …
Tentazione è in realtà un parola che ha senso maligno fondamentalmente. Mentre prova ha un senso benigno se non neutro, perché la prova è anche positiva.  La tentazione ha un senso negativo, cioè io ti tento, te faccio cadere nell’errore, ti porto al male, questo è il senso reale delle parola tentazione, cosa che la parola provare non ha … ti metto alla prova ,  voglio verificare, ecc …
Da ciò si comprende la chiesa ha voluto in qualche modo far assomigliare per suoi interessi due  parole con senso diverso ed accomunarne i due sensi in unico senso …..

Ma come detto sopra la parola incriminata non è tentazione ma Induzione o meglio dire INDURRE …. Se paragoniamo questa parola alla parola prova, si vede che hanno un senso totalmente diverso,.
 Non si capisce quando non vi fa comodo, usate la lingua a vostro piacimento, invece di rispettare il vero senso delle parole .  
Se abbiniamo la parola Indurre a prova, e la confrontiamo con indurre alla tentazione il senso cambia ancora una volta .
Già il termine indurre ha un senso negativo di per se stesso ;  se associato ad altre parole ne potenzia l’effetto.
Indurre in tentazione o alla tentazione è lo stesso ….  Cioè portare la persona verso la tentazione …  ti porto al male;  ti faccio commettere un male; ti conduco a commettere un peccato!
Indurre alla prova … cioè portare la persona verso alla prova.  Indica che conduce il soggetto verso una prova, ma non dice in senso negativo, come è nella precedente frase.

Quindi Dio non potrà mai indurre un qualsiasi soggetto alla tentazione, ne induce nessuno, neppure alla prova …. Pone una prova ma non induce, l’azione dell’indurre è di sola competenza di satana …  è il maligno che induce, è il maligno che tenta, ma il maligno non prova. Infatti la prova è misurata, cioè secondo le possibilità di ognuno … mentre la tentazione non ha misura, esce completamente dalla logica della prova, faccio un esempio …
Abbiamo un ring da un lato il soggetto A e dall’altro il soggetto B, dal alto del soggetto A ci sono i suoi tifosi, così dall’altro …. I tifoni del soggetto  a continuano a dire : picchia, ammazza, dagliele, suonagliele, uccidilo, pestalo, ecc; dall’altro lato i tifosi B gli dicono solo, noi vogliamo che vinci la gara …. Il pugile A è spronato da suoi a far del male, quindi tentato, indotto; mentre i tifosi del pugile B, stanno a vedere senza dir nulla attendono l’esito dell’incontro.  Come finirà l’incontro? Che il giocatore A potrebbe vincere l’incontro, dato che è stato sobillato, indotto e tentato a far del male, mentre il B, ha giocato come era capace, pensando con la sua testa cosa doveva fare e come doveva agire …. Ecco la differenza tra satana e Dio.
Satana induce alla tentazione, sprona a far del male, a peccare ….Dio invece, attende che l’uomo ragioni con la sua mente e decida senza che Egli imponga all’uomo nulla, contrariamente a quello che fa satana.  
Ecco la differenza tra provare e tentare …


“”Sant'Agostino comunque ci insegna che "Aliud est autem induci in tentationem aliud tentari. Nam sine tentatione probatus esse nullus potest sive sibi ipse, sicut scriptum est: Qui non est tentatus, qualia scit?" (De Sermone Domini in Monte II,9.30), ovvero: "Una cosa è infatti essere indotto in tentazione e un’altra essere tentati. Infatti senza la tentazione nessuno è adatto alla prova, tanto in se stesso, come si ha nella Scrittura: Chi non è stato tentato che cosa sa? (Sir 34, 9.11)" Prosegue poi Agostino: "Quindi con quella preghiera non si chiede di non essere tentati, ma di non essere immessi nella tentazione, sulla fattispecie di un tale, a cui è indispensabile essere sottoposto all’esperimento del fuoco, e non chiede di non essere toccato col fuoco, ma di non rimanere bruciato. Infatti la fornace prova gli oggetti del vasaio e la prova della sofferenza gli uomini virtuosi (Sir 27,6)".””
-          La tentazione è utile per crescer in umiltà, è conoscere in propri limiti, per affinarci e resistere al peccato. Che sia indotta o che sia “essere tentati” è la stessa cosa …. Dio non tenta ne induce .
“Chi non è stato tentato che cosa sa? “ infatti chi tra gli uomini non è stato tentato non conosce il suo limite al peccato, non conosce come difendersi e come correggere il prossimo.
Ma attenzione questa frase ha un doppio trabocchetto, che neppure sant’Agostino ha compreso,  questa farse si può dire solo ad un essere umano, non a Dio … perché Egli conosce tutto senza aver mai subito tentazione … visto che satana viene in senso temporale molto dopo Dio. Quindi questa affermazione è valida solo per gli esseri umani, ed si può solo applicare a loro, anche se anche per certi esseri umani, potrebbe esserci una discrepanza in questa affermazione visto che Dio può dare la sua conoscenza, la sua saggezza, la sua sapienza a chi egli vuole senza che costui abbia subito tentazione o sia caduto nel male …
L’affermazione semmai denota, invece una conoscenza del peccato stesso, non una conoscenza della sapienza di Dio.  
Chi non è stato tentato non conosce la tentazione, cioè il peccato di cadere in tentazione, o di essere indotto in tentazione …
Anche S. Agostino non comprende che quella frase nel Padre Nostro “non ci indurre in tentazione “non è stata detta dalla bocca immacolata di Gesù.  Anche lui non ha capito, anche il  suo ragionamento è un ragionamento umano …

“”. Infatti la fornace prova gli oggetti del vasaio e la prova della sofferenza gli uomini virtuosi (Sir 27,6)"”” 
questo non centra nulla con l’induzione alla tentazione … esprime invece il concetto di Dio di prova come sopra da me esposto …  Dio prova senza indurre e senza tentare, Dio ti pone il test e satana fa di tutto perché tu inganni quel test.  È come uno studente agli esami, l’esaminatore in questo caso è Dio, ti pone le sue domande … sarai tu a dar risposta,  satana invece dietro di te, ti sobilla, ti spinge, ti induce, ti parla all’orecchio, ti sussurra e dice copia, scrivi i foglietti, usa tutti i mezzi a te necessari per arrivare, ruba il compito, cerca di copiare dal tuo vicino , sii furbo …. Mentre Dio sta alla finestra e guarda cosa il giovane fa …. Tutto qui quello che Dio fa … non tenta nessuno, e non induce nessuno, … aspetta solo la conclusione del compito! E alla fine darà il premio o la condanna, ma la responsabilità non è di Satana, ma del giovane … satana è il tentatore e l’induttore,  ma il peccato è del giovane …
quindi smettiamola di dire Dio tenta, ci porta alla tentazione, perché è falso, S. Agostino purtroppo gli è stato insegnata una dottrina già precedentemente malata, per cui si è auto convinto che quello fosse vero. Non tutto quello che ni santi scrivono è spirito santo, perché lo spirito se prende un essere umano, lo manda in estasi, e un soggetto quando è in quello stato non pensa, e non ragiona, per cui è impossibile svolgere anche le più banali  funzioni organiche in quello stato, e ciò significa che lo S. Santo è presente a momenti alterni in relazione al soggetto stesso.

Continuo  a ripete, Gesù non ha mai detto quella frase, verso Suo Padre Dio! Un figlio che dice al padre tu mi induci in tentazione, ma che figlio è?
Voi siete nella testa di Gesù per sapere cosa pensava?
Non estrapolate quello che volete addurre da spezzoni di testo delle sacre scritture … perché non serve a nulla!  
Avete con questo testo già dimostrato di saper usare bene l’astuzia che non appartiene a Dio, ma a satana.

“”Noi chiediamo al Padre nostro di non “indurci” in essa””…
-          Questa frase dimostra che voi non avete capito nulla, di chi sia Gesù, e ragionate come se la frase l’ha scritta o detta un uomo qualsiasi, quando è Gesù che parla al padre suo e non un uomo qualunque!
“Noi chiediamo al Padre”, ma il primo a chiedere al Padre, stato Gesù, se mi permettete e Gesù secondo le vostre menti eccelse avrebbe mai potuto chiedere di non farlo cadere o indurlo in tentazione?  E Gesù si sarebbe rivolto in questo modo a Suo Padre Dio?
Ammazza che considerazione che avete di Gesù?   


Mi fermo qui ....

Cmq voi teologi usate veramente molta scaltrezza per far combaciare le vostre tesi con il testo sacro, e questo non è da Dio! 

 Link del testo completo...