domenica 18 novembre 2018

Specifiche sul Padre Nostro



L'errore dei Santi. 



Ho letto questo articolo proposto da RadioSpada.

Link: San Tommaso ci spiega il “non ci indurre in tentazione”

Gia fin dall'inizio si nota un errore di come si pone l'autore, e cioè tutta la chiesa, perchè è un pensiero comune a tutta la chiesa di Dio. 

"Ma non è davvero bello che uno, da una parte, pianga i propri peccati quando si pente, e dall’altra accumuli motivi di pianto tornando a peccare. Infatti sta scritto: “Lavatevi, purificatevi, togliete il male dalle vostre azioni, dalla mia vista. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene” (Is 1,16).
Per questo motivo Cristo, mentre nella precedente domanda ci insegnava a chiedere perdono dei peccati, in questa ci insegna a chiedere di poterli evitare, ossia di non essere indotti nella tentazione per la quale scivoliamo nel peccato, e ci fa dire: “Non ci indurre in tentazione”."

Da come parla  Giuliano Zoroddu, si vorrebbe far credere che Gesù insegna la preghiera del Padre Nostro come se Lui stesso non si fosse rivolto al Padre, ma solo esclusivamente in modo asettico, questo non è affatto vero, mentre la preghiera stessa è annunciata da Gesù proprio innanzi al popolo e agli apostoli, perchè doveva essere un messaggio per tutti, ma allo tempo stesso era Lui stesso che si rivolgeva prima persona al Padre Celeste e lo prega insegnando tali parole. E'  Lui che manifesta verso il Padre Celeste questa preghiera che noi recitiamo, fatta per noi, ma è sempre Lui che si rivolge al Padre, è sempre Lui con il suo personale Amore, verso il Padre il Suo tutto, il Suo unico bene,e il più grande in assoluto, di cui Gesù stesso dice del Padre Celeste che è l'unico che può essere chiamato Padre e Buono, per cui la preghiera è detta con i sentimenti di Gesù verso il Padre che Egli ama tanto; non avrebbe mai e poi mai potuto dire innanzi al Padre Suo Celeste che Egli lo avrebbe indotto in tentazione qualsiasi interpretazione si voglia dare alle parole che Indurci intestazione, perché il Padre essendo in Lui stesso non li avrebbe mai permesso di dir una cosa del genere, contro se stesso e contro la sua stessa divinità. 

Consiglio leggersi questo altro mio articolo(Qui) e anche questo(qui)


"Quanto al primo interrogativo, diciamo che tentare non è altro che saggiare o mettere alla prova, sicché tentare l’uomo vuol dire provare la sua virtù."

Questa è una menzogna. 

Stando a quanto il Signore Dio mi ha spiegato e insegnato, l'uomo non conosce profondamente tutte le parole, per cui due parole che potrebbero apparire simili, posso essere diverse perché uno ha un senso maligno e l'altra benigno, infatti diceva che tra tutte le parole che noi usiamo ce ne sono molte che assomigliano per senso, ma hanno un valore maligno o benigno. 

Ora:

La parola tentare deriva dalla parola toccare leggermente o meglio dire punzecchiare, solleticare, stimolare, scovare , trovare, cercare il modo per ottenere un risultato a favore di chi lo provoca, ma sempre con una connotazione di tipo maligno.

Le due parole sono diverse, tentare deriva dalla parola tentatore cioè colui che porta la tentazione con se ed in se, la tentazione è una parola che ha in se stessa la volontà di agire nel male. 

Tentare oltretutto ha il senso di trovare, scovare, insinuarsi, cioè arrivare e raggiungere il punto dolente, quindi cerca con malizia il punto debole dell'essere umano. 

"provare la sua virtù.la virtù non si prova usando la malignità, ma semmai provando o ponendo una prova che non è intesa come tentazione ma come atto di voler comprendere se l'uomo ha inteso la lezione o ha compreso il suo errore.  
Un esempio può essere Giobbe metto l'articolo(qui) e anche questo (qui)c'è già scritto tutto. 

Mentre la parola provare o prova ha un valore di tipo benigno, per cui è usata unicamente da chi ha in se la bontà. 

Provare una persona se essa è onesta o meno, non è una tentazione è un modo per vedere se questa persona dice la verità; questa è un azione benigna volta ad ottenere una verità, non volta a provocare un male. 

La tentazione o il tentare è solitamente un azione di tipo subdolo, è un aspetto completamente differente dalla "prova", perché viene determinata dal solleticare o punzecchiare la persona al fine ultimo di ottenerne un azione di genere maligno, provocare un azione o una reazione. 

Si dice la prova d'esame, ma non si dice la tentazione d'esame, perché le due parole conducono due sensi diversi.

Il Signore vostro Dio vi mette alla prova per sapere se amate il Signore vostro Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima” (Dt 13,4). il commentatore da questa risposta: “Risulta perciò chiaro che Dio tenta incitando al bene.”

Questa risposta, è sbagliata perché vuole dar un senso negativo alla frase che indica il comandamento di Dio. Mettere alla prova non significa tentare, ma significa cercare di capire se quelle persone amano veramente il Signore e la prova generalmente è molto diversa nella sua azione che la tentazione. Una prova è composta da un azione di tipo benigno, cioè il Signore saggia la tua fedeltà a Lui. Mentre la tentazione ha un valore completamente opposto alla prova ed è fatta anche per ottenere un danno dal soggetto cosa che Dio non vuole ottenere, un danno da una prova; il fatto di Abramo per esempio, che Dio chiese il sacrificio del figlio, questa fu una prova ma non ci fu il sacrificio perché il Signore voleva vedere fino a che punto Abramo avrebbe retto e fino a che punto era disposto a sacrificare il figlio suo per amore del Signore, ma Dio non voleva far uccidere il figlio, infatti poi lo ferma. La tentazione invece è fatta con fini malevoli.

E chi tenta non è Dio, ma l'accusatore cioè Satana stesso, perché altrimenti non avrebbe senso l'esistenza del maligno, se egli stesso non fosse il tentatore per eccellenza.


Come fa osservare l'autore dell'articolo Giacomo è chiaro sulla natura di Dio e non ha in se confusioni: “non tenta nessuno al male” (Gc 1,13). per cui si nota che, chi scrive quell'articolo sta arrampicandosi sugli specchi, perché contraddice le parole stesse degli apostoli.


Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione” (Mt 26,41).

Questa è un incitazione a non addormentarsi nel peccato, cioè a non adeguarsi al peccato,  perchè il tentatore è sempre sveglio, non ha un senso di prova, ma comunica quale sia l'azione del tentatore di come egli agisce in noi. Quindi dice di pregare  e vegliare, stare attenti affinché non siamo tentanti.


Per questo satana è detto espressamente il tentatore “(Mt 4,3; I Ts 3,5)

Tentatore è colui che attenta all'anima dell'essere umano, colui che porta una provocazione al fine di ottenere un risultato e quindi un azione malevola.


Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione” (Eccli 2,1).

Questa farse è un avvertimento del Signore.
Ma questo non significa che il Signore ci tenterà, sbaglia interpretazione, invece il Signore ci avverte che esistendo un tentatore egli stesso ci tenta e quindi ci attacca con la tentazione.

Paolo dice:
Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla” (1Cor 10,12).

Intanto fa capire che le tentazioni spirituali gli apostoli non le hanno avute, però dice che quelle umane si, questa non sarebbe una bella cosa detta da Paolo a guardar bene, come se avessero fatto dei peccati di tipo carnale.

non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze” questo significa che Dio li avrebbe protetti, difesi.

ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla”
Qui non intende dire, che da la tentazione, cioè che Dio stesso porta la tentazione, perché non è possibile, ma intende dire che quando viene la tentazione, cioè il tentatore, Dio ci mostra la via per poter evitare la tentazione e quindi anche da forza spirituale e morale per poterla superare, perché la frase non avrebbe senso, se fosse Dio a dare la tentazione se poi esso stesso ci mostra la via e ci conferisce la forza per superare la stessa, o ti da l'una o ti da l'altra. Non ti può tentare per poi darti pure la soluzione o come uscire dalla questione è un assurdità, perché altrimenti “la tentazione-la prova” non avrebbe senso, semmai la soluzione la deve trovare colui che è tentato, non certo, viene da chi ti tenta, per cui la frase non è logica.

Rispondo che si dice che Dio induce al male nel senso che lo permette,”
Qui si vorrebbe far intendere che la parola indurre avrebbe lo stesso senso di permettere ma non è affatto vero, chi induce non permette, sono due parole con senso diverso, indurre significa tentare, far fare qualcosa contro la propria volontà o la volontà altrui, suggerire subdolamente, anche portare qualcuno in un posto o verso una destinazione o verso un pensiero di un certo tipo.

Invece la parola permettere, significa concedere, ha un senso che non ha nulla a che vedere con il termine indurre.

Qui si vuole veramente far credere che le due espressioni indicano che Dio sia la causa della tentazione, quando non è affatto vero, Dio non permette nessuna tentazione.


Il Signore mi ha spiegato che non ha istillato negli uomini le parole a caso, perché essi le intendessero come volevano, ha insegnato le parole fondamentali secondo il suo metro, secondo quanto Egli stesso ha in Se. 
Che poi nel corso della storia l'uomo abbia aggiunto, manipolato e cambiato o inteso come ha voluto, è un altro discorso .

Dio mi ha spiegato che il maligno quando divenne tale, prese su di se tutto il senso di tali termini diventando essi stessi suo dominio, non che Dio non possa usarli, ma essendo Esso Stesso fonte di ogni bene e fonte della Vita Eterna quindi Verità, li usa solo per far capire i concetti, ma non li usa nell'agire, se nonché sia spinto al farlo, dall'agire umano, per esempio quando si parla dell'ira di Dio"lento alla collera", perché ogni potere viene da Dio Stesso. 

Fu il Signore a far capire ai progenitori che satana era un tentatore, perché fu Dio ad insegnare loro la capacità del parlare e il senso delle parole. Per cui poi essi si espressero secondo quanto Dio stesso mise nelle loro menti, quindi è Dio che indica in satana colui che tenta e colui che è ad Esso avverso, cioè avversario, non sono i progenitori che lo sanno, lo comprendono grazie alle parole stesse da Dio insegnate loro.

Oltretutto c'è anche da dire un altro aspetto, le parole in origine non erano molte, era le essenziali, sopratutto i verbi erano pochi, dai quali poi nel corso della storia si sono generati altri ed altre parole. Le parole in origine avevano sensi diversi dalle nostre, per cui bisogna anche far attenzione. Un'esempio la parola Lucifero non era indicata come il nome di un diavolo, ma era un termine che indicava la maestà dei re nell'antichità, come riporto in questo mio articolo(qui); questo per far capire che molte parole nel corso della storia hanno cambiato senso o è stato aggiunto un senso anche erroneo alle stesse, quindi l'interpretazione o la traduzione di testi non può essere giusta se non si ha in se lo spirito consolatore, che ti dice o ti fa capire se quanto stai pensando o affermando è giusto o no.

Non tutti santi nel corso della storia lo avevano, infatti l'apparizione di quell'angelo a S. Agostino 354-430 d.C ci fa capire proprio questo, che il santo non parlava con Dio sempre, ma esprimeva concetti che credeva in se stesso giusti, ma il Signore lo rimproverò dicendogli di fermarsi, cosa che non fece, per tanto gli errori di Agostino si perpetrarono nel tempo ad altri santi, venendo assunti come concetti o testi di ispirazione divina, quando non lo erano. Non posso dire che tutto sia errato, però quando Dio ti riprende e ti ferma nel tuo agire, fa capire che il modo di ragionare di Agostino non era giusto la frase usata dall'angelo per rimproverare Agostino e chiedergli di fermarsi nella sua opera della sua mente fa capire bene, che il riproverò riguardava la presunzione di conoscere lo scibile umano, cosa che l'angelo gli fa capire che stava sbagliando "E tu come puoi pensare di comprendere Dio, che è infinito, con la tua mente, che è così limitata?!"

Poniamoci della domande rispetto al contenuto dei vangeli e sopratutto alle affermazioni stesse di Cristo Gesù. 

Come può Dio essere chiamato da Gesù Cristo “l'unico BUONO” tanto da intimare a qualsiasi essere umano di non indicare in altri esseri umani, l'essere buono, ed essere al tempo stesso un tentatore?

Non è possibile o sei buono o sei tentatore, non esistono i due concetti assieme sono in antitesi l'uno rispetto all'altro.  Per cui il termine tentare non si può affibbiare a Dio Padre, è completamente errato questo pensiero, non solo è pure una bestemmia, perché? 
Non esistono solo le bestemmie anteponendo o posticipando parolacce al Nome Santo di Dio o ad un suo riferimento, ma anche scrivendo e divulgando concetti erronei, che vanno ad insegnare bestemmie contro Dio stesso.

Per cui, chiediamoci, Nostro Signore Gesù avrebbe  bestemmiato il Padre Suo?

Ma nemmeno a pensarlo, per cui come poteva insegnare una preghiera contenente un induzione al male? Non poteva, visto che esso stesso si rivolge con quella preghiera al Padre Suo in prima persona, anche se poi Lui stesso non ne fa uso, ma il fatto stesso di enunciarla alla presenza di Dio, perché Dio era sempre presente in Lui stesso ogni istante, per cui tutto quello che affermò, non poteva che essere perfettamente in linea con i suoi stessi pensieri, cioè con quelli di Dio. Chi non capisce questo, non ha mai avuto realmente a che fare con Dio stesso. Ora gli esegeti e/o teologi dicono che il testo in greco significa altro, ma quello che costoro non pensano è che la preghiera non fu data da Cristo in greco, ma bensì in Aramaico, lingua completamente diversa, questo è il vero problema.

E' possibile invece, che la traduzione dall'aramaico al greco sia stata errata proprio da coloro che l'hanno udita dagli stessi evangelisti? Direi molto probabile, visto che nessuno l'aveva scritta dopo che Gesù la annunciò la prima volta, per cui la divulgazione della preghiera era solo orale, non vi era nulla di scritto. E' quasi certo che l'errore avvenne proprio nella traduzione dall'aramaico al greco, probabilmente chi scrisse tale preghiera ha interpretato cercando di avvicinare il senso della preghiera orale aramaica alla lingua greca, tentando di comprenderne il reale senso, evidentemente non ci riuscì, nel far questo molto probabilmente ha scritto sbagliato. 

Quel che è peggio che i santi, abbiamo protratto nel tempo lo stesso errore, probabilmente facendo la stessa cosa che fece S. Agostino riflettendo con le loro menti i misteri di Dio infiniti e cogliendo un errore come verità. "E tu come puoi pensare di comprendere Dio, che è infinito, con la tua mente, che è così limitata?!" 

Questa frase per di più sta anche ad intendere che senza l'opera dello Spirito Santo, nessun uomo può capire i misteri di Dio, e ciò fa anche capire che quando l'angelo del Signore, disse queste parole ad Agostino in quel momento lo Spirito Santo non era presso di lui, evidentemente era già da un bel po di tempo che Dio osservava gli errori di quest'uomo Agostino, poi fu necessario un Suo intervento, ma dobbiamo chiederci Agostino cambiò linea o non capì il gentile rimprovero di Dio?

Anche S. Tommaso non ha ricevuto parola dallo Spirito Santo, in questo ambito, perché Egli lo S. Santo non avrebbe permesso di scrivere cose non conformi, questo suo ragionare è solo unicamente proveniente dalla sua stessa mente, anche lui fa lo stesso errore di Agostino ragiona con la sua mente senza il consiglio dello Spirito Santo e così molti altri santi del passato che erroneamente pretendevano di imporre una loro visione delle scritture in base ai loro ragionamenti e/o prendevano da altri facendo loro i pensieri degli altri, errando anch'essi fuorviati da simili pensieri, cioè dal loro stesso pensare e ragionare.

Perché ragionavo con il loro pensiero e non ascoltavano la parola di Dio in loro.

Come dico sempre "quando l'uomo studia l'uomo rimane nell'uomo"

Dobbiamo ricordare per chi non lo sapesse o non ricordasse, che anche GPII, fece mettere ai voti il cambiamento della preghiera e per 1 solo voto non passò, quindi il proposito di un cambiamento era già in atto, e poi lo stesso Benedetto XVI nel 2008 propose per il cambiamento con la formula "non abbandonaci alle tentazioni" oggi confermata e sottoscritta dalla CEI, ma ancora non confermata da Francesco I°, per cui la responsabilità del cambiamento realmente non è esclusivamente di Bergoglio ma anche di BXVI che prima di lui ne chiese modifica. Non voglio difendere nessuno, ma per dovere di cronaca dir la verità è giusto. Come riportato in questo articolo(Qui) ""Apriti cielo, le sedicenti “bussole” cattoliche, silenti quando avvenne la modifica ai tempi di Ratzinger, hanno trovato il nuovo appiglio per condannare nuovamente il Papa all'eresia: Bergoglio osa cambiare la parola di Gesù. Sorpresa invece sul Secolo d’Italia«Il Papa e il Padre Nostro: ma le correzioni le aveva già fatte la Cei al tempo di Ratzinger»."


Ora perchè è stato necessario cambiare quella frase del Padre nostro?


Perchè principalmente la preghiera viene recitata nella lingua locale che è l'Italiano, per cui nella nostra lingua le parole assumono sensi differenti rispetto alla traduzione e tradizione Greca, infatti indurre in greco εἰσενέγκῃς” (eisenekes) il verbo  greco “eisenekes” è l’aoristo imperativo di “eispherein" che indica movimento in un certa direzione, si traduce con guidare verso o in, o anche introdurre dentro, cioè indica una direzione, un orientamento, andare verso, in sostanza il termine indicherebbe di non andare verso una direzione, cioè di non essere direzionato o non andare verso la tentazione, però dire andare verso quella direzione, è come dire entrare, questo è un verbo di movimento, che tranquillamente può sostituire introdurre dentro, quindi indica anche procedere verso una certa meta, visto che non si sta parlando in senso figurativo, ma dell'essere umano e delle sue azioni, intenzioni e volontà, quindi la parola andare verso indicherebbe procedere, ma anche impedire che si vada in quella direzione, praticamente è come se si dicesse non permettere che entriamo nella tentazione cioè non farci accettare la tentazione, è praticamente una richiesta di aiuto, di soccorso. Credo che la parola fosse proprio non farci entrare nella tentazione indicante cioè un accettazione, perchè in questo caso l'entrare era intenso dentro di noi, non far entrare dentro di noi la tentazione  o anche non permettere che entri, è questo il vero senso, si potrebbe anche leggere la frase greca in questo modo, fa si che io non accetti la tentazione, secondo me era intenso come accettazione del male, cioè fai in modo che non entri dentro di noi, andare verso una direzione, quindi la parola Greca e il relativo senso che porta con se, non è troppo facile da comprende per noi Italiani. 
Visto che realmente la traduzione dall'espressione parlata in aramaico non esiste testo del I° secolo a confermarla e tradotta in Greco sia stata difficile da comprendere, per cui penso proprio che per tentare di formare una sola parola, abbiano estrapolato un termine non esatto a quello che era la vera intenzione di Cristo.  Ritengo che la formula espressa realmente da Cristo era un espressione di soccorso, di aiuto quindi la vera espressione era non permettere che entriamo nella tentazione cioè difendici dalle tentazioni oppure  impedisci di cadere nella tentazione come recita il vangelo di Matteo 24,41 "Vegliate e pregate per non cadere in tentazione; perché lo spirito è pronto ma la carne è debole".  il verbo cadere è di movimento e praticamente indica l'ingresso cioè entrare nella tentazione è una frase di soccorso di aiuto, chiediamo a Dio di essere soccorsi , aiutati a non cadere nella tentazione, ben diversa dalla frase indurci in tentazione anche nella sua interpretazione greca ma non è giusta, invece è giusta la frase proposta proprio nel vangelo di Matteo. è probabile che la frase corretta fosse simile a quella proposta proprio dalle parole di Gesù nel discorso del Getsemani, poteva essere fa si che non cadiamo nella tentazione oppure fa si che non accettiamo la tentazione, anche perchè la tentazione è un accettazione, il tentatore non attecchisce su chi non lo accetta, per cui pare proprio corretta questa espressione. Quindi deve esserci un'accettazione del soggetto alla tentazione, solo chi accetta il tentatore in sé, cioè lo fa entrare dentro di sé, cade nel peccato della tentazione cioè si fa tentare, è proprio un espressione che indica di non permettere al tentatore di entrare dentro di noi. Quindi anche il preservaci dalle tentazioni , come anche custodiscici rientra nella medesima indicazione del non far entrare la tentazione in noi, non permettere che cadiamo nella tentazione, tutte espressioni di movimento. Quindi deve essere trovata una parola che indichi tutti i verbi di movimento che possono essere accomunati sotto un unico verbo d'origine è molto probabile che Gesù abbia usato un verbo che sta alla base di tutti i verbi, proprio per dar alla parola stessa massima lettura e quindi il senso maggiore possibile  

fa si che non cadiamo nella tentazione 
non far entrare dentro di noi la tentazione
fa si che io non accetti la tentazione
fai in modo che non entri dentro di noi

La frase è una chiara richiesta di soccorso o aiuto che facciamo verso Dio.


Ora da quando hanno deciso di rendere la preghiera italianizzata, per farla conoscere a tutta la popolazione di origine latina, ecco che si è reso necessario far capire meglio cosa s'intendesse per indurre in tentazione, dato che la lingua Italiana ha come detto un senso molto diverso dalla lingua greca e quindi l'indurre ha preso un senso moderno del termine, indicando in Dio colui che porta alla tentazione, è questo il sentore che il popolo sente nella preghiera stessa, ed effettivamente è il senso che la preghiera ha preso; il problema è che il 90% della popolazione Italiana non conosce il greco per cui non avrebbe mai potuto comprendere tale senso, anche se la chiesa può averlo spiegato, per cui era necessario porre un variante al testo stesso, in modo da far comprendere a tutta popolazione che non s'intendeva quell'espressione secondo il dizionario Italiano, ma in altro modo, per cui credo che il tentativo da parte dei pontefici fu quello di cercare una soluzione che potesse in qualche mo avvicinare le due realtà e far capire quale fosse l'interpretazione migliore, anche quella trovata da Ratzinger e adesso proposta dalla CEI, direi che non va bene comunque sia, non rende l'idea della traduzione Greca.


Semmai dobbiamo pensare perché or-ora, vuole cambiare e sistemare Il Padre Nostro che per la verità anche la formula trovata non è corretta perché Dio non abbandona nessuno nella tentazione, così come non la provoca, cioè non ci induce. Dobbiamo capire dove Francesco I° voglia arrivare con questa sua presa di posizione;  in realtà questa è un sopraffina astuzia, per recuperare quella parte di clero e fedeli a lui avversa e allo stesso tempo rinsaldare le debolezze del clero a lui fedele, ma anche a mostrarsi santo, tanto da far dire a coloro che lo seguono vedete come è ispirato dal Signore, ecco dove sta l'astuzia non tanto nel fatto di proporre una preghiera alternativa per altro già annunciata e proposta da BXVI, quanto nel volersi ammantare di una luce non propria. 

Una menzogna è tale quando si compone da una falsità e una verità, altrimenti sarebbe o solo verità o solo falsità, ma per essere menzogna o bugia deve aver in se entrambe le parti, così da far credere che la falsità sia un po vera e la verità sia un po falsa, questa è proprio una strategie satanica.

Se non si vuole credere a quanto scrivo, perché non sono nessuno o perché si pensa che i santi abbiano tutti ragione, ma allora ponetevi questa semplice domanda.


Perché Dio ha bacchettato S. Agostino dicendogli in sostanza che egli non parlava con Lui, ma solo con la sua mente? Basta questo per capire, se veramente l'opera di Agostino è tutta di ispirazione divina, visto che Agostino è stato poi studiato da altri santi tra cui anche S. Tommaso, cosa hanno studiato, gli errori di Agostino o le sue fantasie?

Un utente mi ha mostrato questa sera un video del prof. Bella, devo essere onesto molte delle cose da esso descritte io le avevo già trattante in passato prima della data del video in question
e. 

Ma aldilà di questo, predo da lui la versione che egli indica "non lasciarci entrare in tentazione" per spiegare come sia diversa dalla “mia” versione, o meglio dire da quella versione che a me, il Signore Nostro Dio ha dato e così posso anche meglio specificare cosa s'intende dire con “preservaci dalle tentazioni.”

Allora "non lasciarci entrare in tentazione"

Lasciare significa: allentare, allargare, sciogliere, separare, trasmettere, abbandonare, in pratica dire non lasciarci entrare in tentazione è come dire non abbandonarci alle tentazioni, è praticamente la stessa cosa.

E come sappiamo Dio non ci abbandona mai alle tentazioni, altrimenti verrebbe meno alla sua funzione di Dio cioè di Colui che ci protegge, ci tutela, etc.

Perché il prof. Bella non ha anche detto subito che il termine Lasciare indica anche abbandonare,? Infatti poi alla fine del suo video dice che preferisce riprendere la parola sempre usata “non indurci in tentazione” perché sapeva bene che la Frase adottata sopratutto in Francia si usa come alternativa all'abbandonare proposto dal pontefice Francesco che in realtà significa la stessa cosa, per cui mi chiedo veramente, ma il suo video a cosa serve realmente?

Il fatto stesso che questo prof. Bella dice che lui preferisce tornare all'indurci in tentazione per le sue motivazioni , in realtà egli stesso, pur sapendo che la versione fornita dalla Chiesa è errata, quindi comprendendo bene la natura dell'errore, non si rende conto che facendo questo, lui stesso fa peccato; si, perché se non si fosse reso conto dell'errore, nessun peccato avrebbe commesso, come coloro che non sapendo una verità, non commettono peccato. 
Ma nel momento in cui, una persona capisce e conosce l'errore fa peccato se continua a perseverare nello stesso e fa anche peccato grave, possiamo dire come una bestemmia. 
Per cui perseverare nell'errore sapendo bene cosa significa e conoscendo la distinzione tra un modo e l'altro, egli commette agli occhi di Dio un gravissimo peccato, anche perché lo divulga agli altri e non corregge nessuno, per cui disattende la volontà di Cristo stesso.

Ora vediamo cosa significa la parola che Il Signore Gesù a me ha concesso “preservaci dalle tentazioni.” in latino scritto : “ tuera nos a tentationibus.

Ora il termine preservaci ha una spiegazione molto ampia di cosa s'intende e cosa sottintenda l'espressione stessa.

Il termine preservare significa: salvare, tutelare, proteggere, custodire, evitare, conservare, mantenere, purificare, difendere, tenere lontano da pericoli fisici, morali e spirituali.

Nella frase diviene così “preservaci dalle tentazioni”, non parla solo di una tentazione, ma di tutti i tipi di tentazione.
Quindi si può leggere in questo modo, evita che il tentatore ci tenti, chiediamo di essere custoditi, quindi protetti dalle tentazioni e da chi le produce. Quindi anche l'azione maligna del tentatore per eccellenza, Satana.
Quindi la frase assume un senso molto ampio nella richiesta di essere da Dio tutelati, protetti, custoditi, difesi, quindi anche combattere chi ci tenta, perché Dio nel tutelarci e proteggerci, combatte al posto nostro contro il tentatore, allo stesso tempo noi, pronunciando quelle parole “preservaci dalle tentazioni” ci poniamo volontariamente sotto la diretta Maestà di Dio cioè ci sottomettiamo alla Sua Volontà, quindi affermare questa frase, ha in se un senso molto ampio, ed è al tempo stesso un affermazione che noi riconosciamo in Dio il nostro tutto, quindi in sostanza è come dire io ti credo che tu sia il mio Dio. Perché quando noi chiediamo protezione lo facciamo solo verso chi può dare a noi questa protezione e in qualche modo ci sottomettiamo alla sua autorità, quindi accettiamo la Sua protezione.

Qui metto il link al mio articolo sul Padre Nostro

Ognuno è libero di dire il Padre Nostro come pensa sia Giusto o che gli viene detto che sia giusto, io continuerò a seguire quello che a me Nostro Signore mi disse nel 1995, gli altri faranno quello che si sentono. Ognuno è responsabile per se stesso di quello che fa innanzi a Dio.